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Sciopero 2 dicembre: anche la scuola chiamata a partecipare

Si scenderà in piazza in undici città italiane.

Le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero generale per il prossimo 2 dicembre 2022, e alla manifestazione è stato chiamato a partecipare anche l’intero reparto scuola. In piazza sono stati chiamati, quindi, anche i componenti del personale docente e del personale ATA.

I sindacati aderenti (Cobas Comitati di Base della Scuola, Cub Sanità, Sial-Cobas, Usi Educazione) si rivolgono, per lo sciopero del 2 dicembre 2022, a “tutti i settori lavorativi pubblici, privati e cooperativi, con contratti a tempo indeterminato, determinato e con contratti precari e atipici, compresi tirocinanti, apprendisti e in somministrazione, personale docente, educativo ed ata delle scuole di ogni ordine e grado”.

Il comparto scuola scenderà in piazza per rivendicare vari punti inerenti alla didattica:

  •  al completamento del CCNL 2019-21, con aumenti uguali per tutti al fine di recuperare il 30% del potere d’acquisto perso negli ultimi decenni e tutelare i salari al netto del caro energia e dell’inflazione. Gli aumenti previsti dal recente rinnovo parziale della parte economica vengono ritenuti infatti del tutto insufficienti, poi, alla reintroduzione della “scala mobile”.
  •  all’utilizzo necessario di risorse per l’eliminazione delle “classi pollaio”: ridurre quindi a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 con alunni con disabilità), assumere docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 2, rilanciare il tempo pieno, combattere la dispersione scolastica e riportare l’attenzione su un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza.
  •  al potenziamento degli organici docenti ed Ata, oltre che all’immissione in ruolo dei posti vacanti e al ripristino integrale delle sostituzioni con supplenze temporanee. No ai blocchi triennali dopo la mobilità o assunzione da concorso.
  • No al nuovo reclutamento con un triplice percorso ad ostacoli. 
  • No alla formazione di regime con un premio una tantum per i “bravi” e un incremento stipendiale stabile per i “super-bravi”. 
  • No alla gerarchizzazione, alla competizione individuale tra i docenti e al presunto merito. 
  • No alla didattica delle competenze addestrative. 
  •  ad una scuola che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi, dell’autonomia e dello spirito critico.
  • No all’algoritmo per l’assegnazione delle supplenze che ha strutturalmente creato ingiustizie, con docenti che non lavorano nonostante abbiano punteggi più alti di altri in servizio. 
  •  alle convocazioni in presenza, che garantiscono la trasparenza e la flessibilità necessaria per situazioni in continuo cambiamento.
  • No all’Autonomia differenziata, che creerebbe 20 sistemi scolastici diversi, con l’aumento delle disuguaglianze e la frantumazione del diritto sociale all’istruzione.
  • No ai PCTO obbligatori per le scuole superiori e agli stage obbligatori per la formazione professionale; Basta alle morti sul lavoro degli studenti, che sono la regola e non l’eccezione, dato che in Italia ci sono in media 3 omicidi sul lavoro al giorno.
  • No alla regolamentazione del diritto di sciopero, che il nuovo accordo restringe ancora di più, ampliando i poteri dei dirigenti fino alla possibilità di sostituire i lavoratori in sciopero. 
  •  alla difesa del diritto di sciopero e al rilancio degli organi collegiali come strumenti di democrazia sostanziale per contrastare la scuola azienda.
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