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La scuola introduce le “Non cognitive skills”. Il progetto di crescita parte dalla Sardegna

Per la prima volta un istituto italiano porterà in aula le soft skills.

Un percorso educativo per valorizzare le esperienze che possono aiutare a far emergere le personalità dei bambini già dall’infanzia. E’ questa l’obiettivo fissato dalla scuola “Marta Mameli” di Sassari dove verranno introdotte le “Non cognitive skills”.

“Dal punto di vista pedagogico siamo convinti che lavorando su quelle che vengono definite non cognitive skills, partendo dal primo ciclo scolastico, si ottengono risultati importanti non solo nelle perfomance formative, ma anche nell’atteggiamento e nel mondo del lavoro”. E’ quanto ha dichiarato la dirigente scolastica dell’istituto sardo, Paola Appeddu, ad askanews. 

“Queste competenze non cognitive e trasversali – prosegue l’Appeddu – come la creatività, la capacità di relazionarsi, il problem solving, l’equilibrio emotivo, la coscienziosità, l’amicalità, si sviluppano e fanno riferimento a un percorso educativo che il sistema scolastico ha come dimenticato. Oggi la scuola istruisce, e da noi anche male, ma non educa cioè non guarda il ragazzo nella sua totalità, non lo aiuta a crescere come persona. Come dice qualcuno, formiamo impiegati in un tempo in cui c’è sempre più bisogno di innovare, di intraprendere nuove strade, in ogni settore. Il risultato di questo processo virtuoso ha dunque conseguenze importanti: favorisce l’espressione delle inclinazioni e delle potenzialità individuali, promuove lo spirito critico, sviluppa una maggiore autostima, autonomia, indipendenza e originalità, crea forme di collaborazione e aggregazione capaci di abbattere barriere come alternativa al mondo digitale che tanto sta influendo sulla socialità e apprendimento dei ragazzi”. 

Solo recentemente è stato approvato un disegno di legge che introduce all’interno della scuola statale programmi formativi che sviluppino le “non cognitive skills”, riconoscendo per la prima volta un grande gap, da parte, delle istituzioni, che ormai contraddistingue la scuola italiana, cioè la di una esperienza educativa, totalmente delegata alla famiglia. Sarà un cambiamento lungo e faticoso anche perché il nostro sistema scolastico non prevede l’obbligo della formazione degli insegnanti spesso resistenti a ogni forma di cambiamento della didattica.

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