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Gilda contro l’algoritmo delle Gps: “Errori che ledono i diritti”

Il sindacato ha presentato formale richiesta di accesso agli atti. Migliaia di docenti sul piede di guerra.

Prosegue la bufera attorno all’algoritmo messo a punto dal Ministero dell’Istruzione per l’assegnazione delle cattedre per quei docenti, non di ruolo, iscritti nelle graduatorie provinciali per le supplenze (Gps). Una pioggia di critiche che, ormai, va avanti esattamente da un mese, ovvero dallo scorso 1 settembre, quando l’algoritmo cominciò “a girare” per l’assegnazione delle cattedre. 

Da quel momento sono passati esattamente 30 giorni, con migliaia di docenti scontenti, rimasti senza cattedra perché, a detta loro, il software utilizzato dal ministero li avrebbe privati di cattedre loro di diritto. Molti, infatti, si sono visti scavalcati da colleghi con punteggi inferiori, oppure si sono visti assegnate sedi lontano da casa. Ricordiamo che prima che iniziasse il giro dell’algoritmo, a tutti gli iscritti in I e II fascia Gps era stato richiesto di inserire 150 sedi di preferenza, utili al software per l’assegnazione delle cattedre in base, appunto, a preferenza di sede e punteggio in graduatoria.

Ora scende in campo anche il sindacato Gilda Insegnanti, il quale attraverso lo studio legale Bonetti, ha presentato al ministero dell’Istruzione una richiesta di accesso gli atti per conoscere il software, e dunque l’algoritmo, che ha gestito la procedura informatizzata delle nomine da Gps e che sta generando gravi criticità e numerosi contenziosi.

“Gli errori commessi dall’algoritmo nell’assegnazione delle supplenze – afferma al Fatto Quotidiano Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda Scuola – ledono diritti di graduatoria, facendo sì che in molti casi chi ha punteggi più elevati finisca per prendere supplenze e sedi più disagiate. Inoltre, la procedura vìola il diritto al completamento di cattedra che, a quanto pare, non è contemplato nell’algoritmo. Il ministero, dopo aver promesso disponibilità ad incontrarci, ha opposto un muro di silenzio”.

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