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Fondi dispersione scolastica, la Flc Cgil attacca: “Troppe incongruenze”

Solo il 39% delle scuole risulta beneficiaria dei fondi. Richiesto incontro urgente con il ministro.

Una battaglia con i giusti mezzi da combattere, ma distribuiti in maniera non uniforme. La lotta contro la dispersione scolastica passa, anche, attraverso i fondi messi in campo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, con 500 milioni di euro da ripartire per 3.000 istituti italiani. Ora, è scontato, quasi banale, sottolineare che non tutte le scuole hanno la stessa necessità di finanziamento. 

Ci sono luoghi più problematici, quartieri più complessi, zone dove andare tra i banchi non è così scontato. Ecco perché questi fondi, a detta della Cgil, dovevano essere ripartiti in modo diverso, così da dare davvero a tutti le stesse opportunità di studio.

“Un’assegnazione di risorse fatta senza una preventiva analisi di contesto delle scuole – scrive la sigla sindacale – e di rilevazione dei bisogni e avulsa dalla loro concreta e autonoma progettualità, che determina l’esclusione di intere comunità scolastiche da anni impegnate a contrastare il fenomeno della dispersione in quartieri e aree geografiche particolarmente esposte. Alla base di questo provvedimento sbagliato c’è un’eccessiva semplificazione dei criteri che ruotano intorno al principio, scientificamente e politicamente infondato, della dispersione implicita, ovvero dei bassi livelli di apprendimento certificati da Invalsi nel 2021, ancora in piena pandemia, trascurando, tra gli altri, il dato ben più oggettivo e consolidato nel tempo della dispersione esplicita”.

Insomma, poco dialogo tra chi la scuola la vive quotidianamente e chi, questi soldi, doveva direzionarli in più direzioni. Magari, con una chiacchiera in più, non sarebbero emerse tutte quelle incongruenze del momento.

Il risultato finale è che solo il 39% delle scuole italiane risulta beneficiaria dei fondi con incongruenze all’interno dei territori regionali e provinciali e con effetto paradosso: vengono finanziati i licei classici e non ricevono contributi gli istituti comprensivi e professionali appartenenti a zone in cui le percentuali della dispersione esplicita sono elevate. Le scuole superiori sono in numero preponderante rispetto a quelle del primo ciclo, segmento nel quale invece la fragilità degli apprendimenti deve essere affrontata. Balza agli occhi la totale assenza dei CPIA, istituti che non effettuano prove INVALSI, ma che sono evidentemente a rischio dispersione.

“La dispersione si contrasta investendo nella qualificazione complessiva del sistema scolastico e sostenendone e potenziandone l’autonomia. Le risorse del PNRR se non sono accompagnate da investimenti di spesa corrente per l’incremento degli organici e del tempo scuola, la riduzione del numero degli alunni per classe e il potenziamento della didattica laboratoriale significano una sola cosa: l’arretramento dello Stato in materia di istruzione pubblica e l’impoverimento del ruolo istituzionale e costituzionale della scuola statale, unica agenzia educativa garante del diritto allo studio sulla base dei principi di universalità, gratuità, laicità. Per tutte queste ragioni, sulla base del contratto collettivo nazionale di lavoro, abbiamo chiesto una convocazione urgente al Ministero per avere la dovuta informazione su un provvedimento che ricade sulle scuole e sul personale e che siamo pronti ad impugnare”.

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