
Il 2025 sarà un anno cruciale per la scuola italiana, con l’introduzione della “valutazione dei presidi”, un cambiamento significativo nel modo in cui vengono gestiti i dirigenti scolastici. A parlarne è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un’intervista al Messaggero. Il ministro ha precisato che, a partire dal prossimo anno, l’esito di questa valutazione avrà un impatto diretto sulla retribuzione di risultato, che fino ad oggi veniva erogata in modo uniforme e senza legarla a obiettivi concreti. Con la nuova impostazione, invece, la retribuzione sarà determinata dai risultati ottenuti in base al raggiungimento di obiettivi ben definiti.
La meritocrazia nella scuola: obiettivi concreti per i presidi
L’introduzione di una valutazione basata sul raggiungimento di obiettivi rappresenta un passo importante verso una gestione più meritocratica nelle scuole. Fino ad oggi, la retribuzione di risultato veniva distribuita senza un collegamento diretto ai risultati raggiunti dai presidi, ma dal 2025 questa sarà legata alle performance individuali. Il cambiamento mira a garantire una maggiore efficienza nella gestione scolastica, premiando coloro che raggiungono risultati concreti e migliorano la qualità dell’offerta formativa.
Stipendi e rinnovo contrattuale: i nuovi aumenti per i docenti
Nel corso dell’intervista, Valditara ha anche affrontato il tema del rinnovo contrattuale e degli stipendi del personale scolastico. Il ministro ha annunciato che è stato finalmente chiuso il contratto per il triennio 2019-2021, mentre sono stati già finanziati anche i contratti per i periodi successivi, ovvero 2022-2024, 2025-2027 e 2028-2030. Questo garantirà una maggiore stabilità per i lavoratori della scuola nei prossimi anni. Per quanto riguarda l’aumento salariale, Valditara ha sottolineato che tra l’ultimo contratto e quello in scadenza, i docenti avranno un incremento medio di circa 300 euro lordi al mese. A questo si aggiunge il beneficio del taglio del cuneo fiscale, che permetterà di aumentare ulteriormente il reddito netto degli insegnanti e del personale scolastico.
Recupero del potere di acquisto e le sfide passate
Il ministro ha evidenziato che questi aumenti sono parte di un processo di recupero del potere di acquisto perso dal personale scolastico negli ultimi 11 anni. Tra il 2009 e il 2020, infatti, i contratti erano rimasti bloccati, e ora, grazie a queste nuove misure, si sta finalmente cercando di colmare questo gap economico. Nel contempo, circa metà dell’aumento previsto dal contratto 2022-2024 (circa 160 euro lordi) è già stato incorporato nello stipendio tramite l’indennità di vacanza contrattuale introdotta a fine 2023.
Concorsi e nuove assunzioni: rinnovamento per la scuola
Un altro tema centrale trattato da Valditara riguarda i concorsi e le assunzioni nella scuola. Il ministro ha annunciato che nel 2024 partiranno numerosi concorsi per docenti, ispettori, presidi, insegnanti di religione e personale amministrativo. A questi si aggiungeranno anche concorsi per nuovi funzionari destinati agli uffici scolastici regionali, il cui compito sarà quello di snellire la gestione degli appalti, come ad esempio quelli legati alle gite scolastiche. Valditara ha sottolineato che molte di queste selezioni, come quelle per gli insegnanti di religione, non venivano effettuate da anni: in alcuni casi, addirittura, da 20 anni. Questo rappresenta la più grande serie di concorsi mai banditi in Italia nel settore scolastico.
Recupero delle competenze e successo del programma Agenda Sud
Il 2024, secondo il ministro, è stato un anno di grande progresso per quanto riguarda il recupero delle competenze degli studenti, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. I dati Invalsi confermano questo trend positivo: il programma Agenda Sud ha infatti ottenuto risultati concreti, con un miglioramento delle competenze in italiano, matematica e inglese. Questo recupero è stato doppio rispetto a quanto registrato nelle altre aree del Paese, segnando un importante passo avanti nell’equità e nella qualità dell’istruzione.
Un dato positivo sulla dispersione scolastica
Infine, Valditara ha parlato della lotta contro la dispersione scolastica, che continua a essere una delle sfide principali del sistema educativo italiano. Il ministro ha annunciato che il tasso di abbandono scolastico esplicito è sceso al 9,4%, una cifra inferiore al 10% per la prima volta, raggiungendo così un risultato ben al di sotto degli obiettivi previsti dall’Unione Europea e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Questo dato, seppur positivo, evidenzia comunque la necessità di continuare a lavorare per ridurre ulteriormente il numero di studenti che abbandonano la scuola prima di completare il loro percorso formativo.
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