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Patrizio Bianchi, neo Ministro dell'istruzione

Il profilo del nuovo ministro dell’istruzione.

Patrizio Bianchi, è un professore universitario, economista e saggista. Laureato all’università di Bologna, ha conseguito la specializzazione in Economia e politica industriale presso la London School of Economics and Political Sciences. Nel corso della sua lunga carriera accademica ha ricoperto diverse cariche e ha ricevuto vari riconoscimenti tra i quali si menzionano:

  • Rettore dell’Università di Ferrara (2004-2010) e Presidente della Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università italiane.
  • Assessore alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna.
  • Dal 2010 è Commendatore al merito della Repubblica Italiana.
  • Nel 2015 l’Accademia nazionale dei Lincei lo ha premiato per la sua attività nelle scienze sociali e politiche
  • Dal gennaio 2020 è direttore scientifico della Fondazione Internazionale Big Data e Intelligenza Artificiale per lo Sviluppo Umano.
  • Dall’aprile al luglio 2020 è stato coordinatore del Comitato degli esperti del Ministero dell’Istruzione

Ha all’attivo la pubblicazione di 250 articoli scientifici e 40 libri in italiano, inglese e spagnolo.

Una nuova Scuola

Il professor Bianchi cercherà di portare avanti le sue “idee e proposte per una scuola che guarda al futuro” già formalizzate nel suo rapporto del 13 luglio 2020 quando era a capo del Comitato degli esperti del Ministero dell’istruzione voluto dall’allora ministro Lucia Azzolina. La sua volontà è quella di dare vita ad una scuola che sia “aperta, coesa e inclusiva, in quanto luogo di formazione della persona e del cittadino, radicato nel proprio territorio e sostenuto dalla partecipazione attiva di tutta la comunità: una scuola autonoma capace di essere motore di integrazione civile, di uguaglianza e di sviluppo” (citazione di un’intervista dall’Huffpost). Il suo progetto può essere sintetizzato in sette punti:

  1. Una scuola aperta e inclusiva che si faccia carico della fragilità delle persone e dei territori.  “Una scuola aperta a tutti ha come priorità l’attenzione al tema della fragilità e ai bisogni delle persone, a partire dagli alunni disabili, la cui presenza deve costituire un’opportunità di arricchimento per tutti, studenti e docenti.” La scuola è vista come elemento fondamentale nella ricomposizione del paese.
  2. Una scuola che prepari alle nuove competenze del XXI secolo. La scuola del futuro deve avere la capacità di: “utilizzare in modo consapevole e critico i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi, di comprendere e affrontare i cambiamenti continui che quest’epoca ci propone, la capacità di costruire comunità in grado di affrontare l’incertezza, generare innovazione, contrastare l’esclusione, condizioni queste che oggi sono i pilastri di un nuovo sviluppo, socialmente e ambientalmente sostenibile”.
  3. Un curricolo essenziale e in grado di integrare cultura scientifica, cultura umanistica e tecnologie digitali. Il Piano sottolinea la necessità di una “promozione della cultura matematica e scientifica (STEM), in stretta collaborazione con la cultura umanistica”. La disponibilità delle nuove tecnologie digitali “va intesa come una risorsa che può supportare e integrare la didattica in presenza nel rispetto, però, dell’età degli allievi e delle allieve e dei loro percorsi educativi”. Con particolare attenzione alla fascia 0-6 anni per una formazione adeguata e mirata fin dai primissimi anni di formazione
  4. Una scuola che valorizzi un’autonomia “responsabile e solidale”. Il principio guida è quello di una “autonomia responsabile, intesa come leva per poter aprire la scuola al territorio, estendendo a tutto il Paese le tante esperienze già presenti nelle diverse realtà territoriali”. Il punto di partenza sono quei “Patti educativi di comunità” già sperimentati in alcune realtà territoriali, ma ancora limitati a pochi contesti virtuosi. Il rapporto su questo punto in particolare prevede un “piano di accompagnamento” al fine di evitare che l’autonomia si trasformi in maggiori diseguaglianze prestano molta attenzione alle aree più fragili del paese, in particolare al Mezzogiorno.
  5. Ambienti di apprendimento e didattiche capaci di superare le “gabbie del Novecento”. “L’architettura non è solo spazio, ma fondamentalmente tempo, tanto quanto lo è l’apprendimento: parlare di ambienti di apprendimento vuol dire coniugare spazio e tempo come un continuum, e prevedere strumenti, pratiche che coinvolgono studenti e docenti. Solo all’interno di questa visione olistica si può pensare di fare innovazione all’interno della cosiddetta architettura scolastica: la scuola si apre al territorio che si apre al mondo”. Si esprime la necessità di dover  “superare l’immagine di un’aula come spazio chiuso e obbligato, per approdare verso architetture più flessibili e tali da rispondere a bisogni educativi che possono mutare nel tempo”.                          
  6. Una scuola capace di integrare il diritto alla salute e quello all’educazione. Si auspica di poter introdurre in ogni edificio scolastico figure professionali specializzate di riferimento come medici, promuovendo “un’educazione alla salute”, dando più spazio anche “alla musica, allo sport, alla cultura del cibo, all’arte, intesi come mezzi di espressione individuale e collettiva, nonché l’uso delle stesse tecnologie digitali a fini ludici, espressivi e di condivisione sociale”.
  7. Personale sempre più formato e qualificato per affrontare le nuove sfide.                                 Dal piano si evince una grande attenzione verso la necessità di “un forte investimento nella formazione e nel reclutamento del personale della scuola, in particolare dei docenti, la cui funzione deve diventare socialmente più “attrattiva”. È fondamentale assicurare, nei docenti, in primis le basi culturali e disciplinari, pedagogico-didattiche, psicologiche e gestionali necessarie al superamento proprio dei paradigmi didattici e degli schemi organizzativi ereditati dal passato.

In questo rapporto vi sono le basi per una nuova scuola che guarda al futuro e che cessa di essere una realtà a sé stante immergendosi concretamente nel tessuto sociale che la circonda.

 

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